Storia-Economia
Dalle origini all'anno mille
Le Origini
Il territorio di Dormelletto, sulla sponda destra del Verbano, è il risultato, come tutti i territori del resto, di una lunga serie di attività geologiche.
Secondo le acquisizioni scientifiche più recenti, la profonda valle fluviale del Ticino fu colmata e rimodellata fino a raggiungere la forma attuale nel corso delle diverse fasi dell'ultima glaciazione. Oggi il territorio dormellettese appare subito costituito da tre fasce poste ad altitudine crescente.
Questa conformazione in analogia con i vicini paesi di Mercurago, Arona, Meina e così via, influenzò direttamente le scelte abitative.
Infatti la fascia più bassa, soggetta ad inondazioni storiche che l'uomo antico fissò da sempre nella propria memoria, è rimasta quasi vergine fino all'età moderna (per esempio nessuna traccia di palafitte si è mai trovata lungo tutta la sponda del Verbano), essendo esse preferibilmente costruite su stagni dal livello idrometrico ben più stabile, come quello delle torbiere interne.
Invece la seconda fascia, trenta metri più in alto, è quella dei villaggi: Dormello e Dormelletto e, più in là, Mercurago e Glisente. La terza, delimitata da un'erta corona di morene glaciali, una settantina di metri più in su, si allarga nelle distede del Parco dei Lagoni.
E' proprio in quest'area, ricca di acque, di terreni fertili e in passato di selvaggina, che si segnalano i ritrovamenti più antichi. Premesso che i confini amministrativi sono una artificiale creazione umana e che quindi l'area del Lagone principale, sona dei ritrovamenti più numerosi, benchè amministrativamente mercuraghese gravita ampiamente su Dormelletto e più su ancora su Dormello, negli ultimi anni altri ritrovamenti di Età del Bronzo si sono aggiunti anche sulle terre di Dormelletto.
Comunque per quanto riguarda il Lagone, nell'estrazione della torba effettuata nel 1860 per la Società delle Torbiere Novaresi dal titolare professor Giovanni Moro furono recuperati reperti e strutture di Età del Bronzo, presso l'odierna sponda settentrionale. Tra i più arcaici un pugnaletto e ceramiche del Bronzo Antico, risalenti all'incirca al 2000-1600 a.C.
Si rinvenne inoltre una grossa messe di vasi ancora integri delle successive fasi del Bronzo Medio e Tardo dal 1600 fino al 1200 a.C. circa, accompagnati da oggetti ornamentali (spilloni in bronzo per c apelli, bottoncini in argilla invetriata in superficie) e utensili (un attingitoio in legno, fuseruole, ruote di carri pesanti e leggeri, piroghe, lame e grattoi in selce, un pesa da telaio discoidale), nonchè armi, come punte di freccia in selce e due pugnaletti in bronzo.
La presenza di un graticcio di tronchi accompagnati da fascine, frasche, pali e sassi documenta il tipo di capanne leggermente sopraelevate su una piattaforma terrestre sulla sponda del Lagone, sempre all'asciutto.
Fino a pochi anni fa si ignorava tuttavia l'ubicazione di cimiteri relativi a questa epoca, se non a questo abitato, finchè un caso fortuito portò alla luce sull'alta morena di Dormelletto alcuni grossolani vasi da corredo funebre, di cui uno a due manici impostati sull'orlo è la copia quasi perfetta di un vaso del Lagone. Tali reperti importantissimo sono ancora inediti.
Un lungo arco di secoli poi rimane senza testimonianza: la fine dell'Età del Bronzo e l'inizio di quella del Ferro, periodo che localmente prende il nome di Età Golasecchiana, le cui prime tracce compaioni sulla collinetta mmediatamente a sud-est dello stagno, dove nel 1955 il professor Felice Lo Porto fece alcuni saggi di scavo, trovando labili ma sicure tracce di abitato: frammenti di intonaco di capanna e pezzetti di ceramica.
Di generica provenienza dormellettese (ma forse proprio dell'area dei Lagoni) è poi un piccolo bicchiere globulare in ceramica nera lucida del VII secolo a.C., consegnato nel 1986 dal Gruppo Archeologico, Storico, Mineralogico Aronese (G.A.S.M.A.) al futuro museo di Arona.
Quanto poi alle genti di Età del Bronzo e del Ferro iniziale, nulla si sa di certo sulla loro origine etnica. Solo di recente l'approfondimento degli studi con confronti a livello europeo, pare rivelare che nelle ultime fasi del Bronzo nella penisola siano giunte tribù celtiche e che anche i golasecchiani parlassero secoli dopo un idioma celtico.
Dall'età gallica all'anno mille
La fase storica successiva, pre convenienza definita L'Età del Ferro, o meglio Età Gallica, vide l'arrivo ad ondate progressive di genti transalpine nel IV secolo a.C. o addirittura, secondo Tito Livio, nel VI, arrivo tuttavia scarsamente documentato da concreti reperti.
In questo panorama la necropoli gallica di Dormelletto da poco valorizzata, per la sua cronologia e la tipologia di alcuni suoi reperti e delle sue strutture, diviene importantissima dal punto di vista scientifico.
La storia di questa scoperta è abbastanza lunga: per ben due volte negli anni Trenta e alla fine dei cinquanta gli scavi edilizi per le scuole elementari e per il nuovo municipio avevano portato alla luce antichi reperti non opportunamente tutelati; solo un vasetto di grezza ceramica con tacche sulla spalla, risalente al II o I secolo a.C. si salvò e venne donato per il museo di Arona.
Quando perciò nuovi scavi per la palestra nel 1987 riportarono traumaticamente alla luce altri oggetti, il G.A.S.M.A. allertato da un cittadino dormellettese, avvisò la Soprintendenza Archeologica. La rapida campagna di scavo portò alla scoperta di 52 tombe disposte su due diversi livelli di profondità.
Le più antiche, ad inumazione, fosse in nuda terra con le pareti delimitate da ciottoli, ospitavano il defunto con i suoi indumenti e ornamenti e il povero corredo costituito da uno scodellone e talvolta un secondo vasetto. Erano profonde circa un metro e riempite di ciottoli e terra, in qualche caso individuate da un informe segnacolo di pietra sopra il tumulo.
La loro importanza è legata in primo luogo, come già detto, al fatto che si tratta di documentazione galliche tra le più antiche (seconda metà del III sec. a.C. - prima metà del II a.C.), quasi mai disponibili per uno studio completo; in secondo luogo alla abbondanza di cavigliere e bracciali "ad ovoli" in bronzo, la cui foggia particolare qualifica l'area dormellettese e per conseguenza anche quella aronese, borgomanerese, ecc., nella loro origine etnica. Si tratta infatti di oggetti ornamentali di tipo insubre, diffusi dall'area milanese fino a quella del Sesia.
Altri oggetti da "Parure" sono: fibule di ferro, cavigliere e armille di tipo diverso, una catena in ferro, un anello a spirale d'argento, ecc.
Questa abbondanza di elementi femminili, insieme alla parallela carenza di quelli maschili e all'assenza di tombe infantili, fa ipotizzare che la necropoli fosse più ampia e suddivisa in quadranti destinati selettivamente a uomini, donne, bambini, come in altre necropoli coeve. La seconda metà all'incirca delle tombe era disposta ad un livello leggermente superiore delle prime, nella parte centrale del sepolcreto, con tombe di differente tipo, ad incinerazione.
In esse le ceneri del morto erano raccolte in uno scodellone o in un piatto, talvolta appena protetti da ciottoli, tralaltro ben riparati da lastre di pietra o da grosse tegole di terracotta formanti una cassetta quasi cubica. La datazione di queste sepolture va dalla prima metà del II a.C. alla seconda del secolo successivo, ormai età preaugustea.
In queste tombe i corredi sono multiformi, benchè mai ricchi; tra la ceramica spiccano "vasi a trottola! decorati a fasce parallele, ollette a bocca stretta o larga, scodelloni, piatti, ciotole, ciotole-coperchio.
Tra i materiali personali si trovano: fibule, un falcetto, una punta di lancia in ferro e una di giavellotto, uniche armi pesanti.
Un secondo aspetto di grossa importanza scientifica della necropoli di Dormelletto è la successione di diversi tipi di tombe e di riti, con materiali di fogge diverse, che consentono datazioni precise per un arco di tempo prolungato, che si protrae dalla media Età Gallica alla romanizzazione.
Detto ciò non ci possono più essere molti dubbi sul contributo che può dare alla storia antica anche la toponomastica: infatti prima ancora che emergessero questi reperti gallici, già l'origine etnica del paese si poteva capire dal suo nome. Dormelletto e ancor più Dormello deriverebbero dalle due voci galliche duro = oirta e mello = collina, che interpreterebbero la costa dormellettese come luogo di passaggio verso il territorio interno (probabilmente per chi giungeva dal lago). Oggi una più corretta analisi etimologica, confrontando il toponimo con quello di villaggi galloromani transalpini come Octodurus, Salodurum, Vitudurum (Martigny,Soleure, Oberwinterthur) indirizza verso il significato di "collina della fortezza", dove la fortezza va ridimensionata probabilmente in un villaggio ben munito di difese, forse un piccolo "oppidum".
Come si vede la toponomastica già preconizzava tanto per Dormelletto che per Dormello una chiara origine gallica. Si è poi avuta la fortuna di trovare uno splendido parallelo in terra gallica, dove il nome dell'attuale "Dormelles" (nel VII secolo d.C. vico Dormello) è interpretato appunto come "altura della fortezza" secondo il più accreditato dizionario toponomastico francese.
Anche a Dormello l'etnia traspare nella iscrizione dedicata dell'ara di Secondo Gemellio risalente al I secolo d.C., quando la romanizzazione era già avvenuta. L'ara, trovata all'inizio del secolo a Dormello Inferiore presso la linea ferroviaria Arona-Milano, è dedicata alle Matrone, numi tutelari dei villaggi gallici, molto venerate nell'area dei laghi prealpini. Un secondo luogo, la sorgente della Madonna della Fontana di Dormello Superiore, rimanda alla sacralità e al culto delle acque praticato dai Celti. Proprio nelle murature della chiesetta sorta sopra la sorgente per cancellarne probabilmente l'antico culto pagano, è murata una seconda ara, la cui dedica è ancora ignota, essendo incisa su una faccia interna.
Per finire, le natiche origini di Dormello, villaggio autonomo fino a qualche secolo fa, sono testimoniate dalla scomparsa chiesa di San Gaudenzio, edificata sul pianoro a destra della salita ai Lagoni, menzionata nei documenti fin dal 1252, ma di origine altomedievale, vista la titolazione al santo patrono novarese. Essa era però ormai diroccata a metà del secolo XVII.
Se le tracce galliche sono così numerose, paradossalmente poche e disperse sono quelle dell'età romana, sempre pertinenti tuttavia ad una popolazione di stirpe gallica, mai davvero colonizzata, bensì solo integrata nello stato romano con la "Lex Pompeia" dell'89 a.C. e con un successivo provvedimento del 49 a.C.
Oltre alle due are nel territorio dormellettese si è trovata un'urna cineraria in via Carducci, alcuni frammenti di vasi sulla morena presso il Lagone che fu oggetto di saggi di scavo da parte del Lo Porto e altri dentro lo stagno stesso.
Totalmente assenti sono le tracce materiali altomedievali, ma la conservazione dell'antico toponimo gallico Dormello-Dormelletto garantisce che non vi è mai stata interruzione della vita in questi luoghi. Anche la citazione del 1347 di un castello sul poggio della chiesa di Dormelletto sottintende una probabile fortificazione del X secolo, periodo di insicurezza che conduce alla fortificazione di molti paesi. Spesso questi castelli ospitavano una chiesa mariana, come quella locale, destinata a sopravvivere più a lungo delle fortezze stesse.
Dal medioevo al cinquecento
Il medioevo
Le prime notizie storiche relative a Dormelletto risalgono al XII secolo, ai tempi cioè dell'episcopato di Litifredo (1122 - 1151). Dalle testimonianze di Guglielmo, pievano di Sizzano e del prete Gualberto di Oleggio, rese nel 1157 in occasione di una causa tra i canonici novaresi, si apprende che entrambi furono presenti alla consacrazione della chiesa di Santa Maria di Dormelletto (detta anche "del castello") ad opera del vescovo Litifredo. La chiesa, nel XII secolo, apparteneva alla pieve di Pombia da cui in data non precisata si staccò.
I nomi di Dormelletto e Dormello si trovano citati per la prima volta nelle pergamene dell'abbazia benedettina di Arona rispettivamente nel 1196 e nel 1201. Si tratta di due "investiture" che attestano il possesso di terre da parte del citato monastero dei Santi Gratiniano e Felino, retto in quegli anni dall'abate Ariberto. Il documento del 1201, in particolare, conferma l'esistenza già agli inizi del XIII secolo del toponimo "Dromello Superiore", lasciando intendere la presenza anche di un "Dromello Inferiore".
A partire dagli inizi del XII secolo (1202, 1208, 1212, 1219, solo per citare gli anni dei primi documenti) le pergamene che riguardano i due territori diventano sempre più numerose. L'abbazia aronese vi possedeva prati, vigne e boschi, ad essa pervenuti anche attraverso donazioni testamentarie, beni che l'abate concedeva agli affittuari "nomine massarici", cioè dietro pagamento di un fitto annuo.
Nello stesso periodo risulta possedere un consistente patrimonio fondiario nelle due terre anche il Capitolo di San Giulio d'Orta, come attestano alcune pergamene della seconda metà del XIII secolo relative ad altre investiture di campi. Il pagamento dell'affitto avveniva non solo in denaro (soldi imperiali) ma anche in beni in natura; è così possibile conoscere le principali coltivazioni e i rispettivi prodotti del tempo: panico, segala, ma anche biade e vino.
Nel 1252 è attestata, nel territorio di Dormello, una chiesa dedicata a San Gaudenzio, di cui ancora nel Settecento e nei primi decenni dell'Ottocento restavano alcune vestigia oggi ormai scomparse.
Dai documenti del XII e del XII secolo i due "loci" cioè Dormelletto e Dormello, risultano quindi distinti e tali si ritrovano in un inventorio di beni del 1347. Da quest'ultimo si ricavano importanti notizie: innanzi tutto l'esistenza di due chiese Parrocchiali, cioè San Gaudenzio a Dormello e Santa Maria a Dormelletto, nonchè la presenza di un "Castrum Dormeleti", cioè di un castello o comunque di una fortificazione sul colle, accanto alla chiesa. Dallo stesso documento si traggono altri elementi utili a ricostruire la realtà amministrativa del luogo, cioè l'esistenza di forme di organizzazione sia politica ("Comunis Dormeleti") che religiosa (i Canonici). Circa le caratteristiche geografiche del territorio, si apprende inoltre che sotto il castello c'era una palude e in riva al lago un piccolo approdo; i boschi della Comunità si estendevano sulla collina mentre nella parte pianeggiante, fra i prati, si trovava il mulino azionato dalle acque della roggia.
L'età borromea
Verso la prima metà del XV secolo Dormello e Dormelletto appartenevano al territorio del Vergante, sotto la signoria dei Visconti, ma nel 1439 Dormello venne infeduata con Arona a Vitaliano Borromeo, seguita nel 1441 da Dormelletto. Da questo momento le vicende politiche e amministrative delle due Comunità furono legate per più di due secoli alle sorti della vicina Arona.
E' il caso poi di ricordare che, ancora prima dell'infeudazione, Dormello e Mercurago anche per le questioni di natura "civile e criminale" dipendevano dal cancelliere della pretura di Arona.
Pur non riguardando le vicende storiche del territorio in esame, piace citare ugualmente un importante documento rogato, cioè redatto dal notaio, proprio in una pubblica via di Dormelletto il 20 giugno del 1495. Dinanzi alla cascina degli eredi del fu Princisvallis de Carrarijs, filosofo e fisico insigne di Arona, i feudatari di Castelletto, cioè i Visconti, elessero alcuni loro procuratori per prestare giuramento di fedeltà al duca di Orleans che nello stesso anno aveva occupato Novara.
Le due terre, col nome di Dormello (che allora definiva l'intero Comune), insieme a Mercurago e ad altre località nel 1558 vennero poste alle dipendenze di Arona per contribuire alle spese per l'alloggiamento della guarnigione spagnola. Nello stesso ano, è utile farne menzione, si fece il censimento generale del Ducato di Milano. Risale inoltre alla seconda metà del XVI secolo la concessione di potersi servire del Monte di Pietà di Arona accordata ai poveri di "Dormeleto" nonostante l'apparenza della loro parrocchia alla diocesi di Novara.
Notizie più precise, anche se di natura diversa, si hanno per lo stesso periodo su un'istituzione religiosa nel territorio di Dormello: il monastero della Madonna della Fontana. Esso era annesso alla piccola chiesa di Santa Maria la cui esistenza, nelle pergamene dell'abbazia di Arona, è attestata già nel 1329. Di questo cenobio femminile, non più attivo ai tempi del vescovo novarese Bascapè (1612), è noto che negli anni 1530-1546 era retto dalla badessa Pellegrina de Cojro e che in occasione della Visita Pastorale del delegato arcivescovile di Milano (1566) risultava abitato da sei monache di cui due di Arona e due di Someraro. Gli antichi documenti informano che le religiose in occasione delle feste si recavano presso la Parrocchiale di Dormelletto per assistere alla messa. Sempre dagli Atti di visita del 1566 si apprende, infine, che il monastero era stato fondato da suor Pellegrina di Varese nel 1537. Nella piccola chiesa alla fine del XVI secolo il curato di Dormelletto era solito celebrare la messa nel giorno della festa di San Gaudenzio, essendo l'oratorio a lui dedicato già da tempo quasi totalmente distrutto.
E' interessante inoltre far rilevare che in occasione delle feste della Visitazione e dell'Annunciazione vi officiava le sacre funzioni anche il curato di Mercurago, trovandosi il confine della sua parrocchia assai vicino alla chiesa.
Altra località importante, ma nel territorio di Dormelletto, era "la Rotta" (citata anche in un documento del 1548). Ancora alla fine del Cinquecento, a fianco della via che conduceva all'antico approdo, vi sorgeva un piccolo oratorio dedicato a San Teodoro (e successivamente anche a Sant'Antonio abate), tracce del quale si possono riscontrare in un edificio dell'attuale via Amalfi.
L'età barocca: il seicento e il settecento
Il seicento
Molto scarse sono le notizie storiche relative al XVII secolo; dati certi si hanno invece sull'evoluzione demografica. I primi 75 anni del Seicento sono caratterizzati da un incremento sensibile e costante della popolazione; si passa dalle 170 anime del 1618 alle 286 del 1629. Nello stesso anno le famiglie presenti sull'intero territorio erano 74 così ripartite: 30 a Dormelletto, 20 a Dormello, 12 alla Rotta e 12 alla Motta. Nel 1648 ad un numero di famiglie appena superiore (78) fa riscontro un significativo aumento della popolazione complessiva, ben 387 anime. Il territorio in quell'anno produceva soprattutto vino, fieno e grano. Nella seconda metà del secolo (1660), dopo un'iniziale stabilità dei dati, 290 abitanti e 70 famiglie, la popolazione aumentò nel 1676 fino a 455 unità, per raggiungere, dopo una consistente flessione (appena 360 anime, otto anni dopo), il picco di 500 abitanti alla fine del secolo.
Da un documento del 1607 si apprende che tra i personaggi più illustri del loco di Dormelletto c'erano i fratelli Bernardo e Antonio Magro; essi erano stati infatti chiamati a far da testimoni in occasione dell'erezione della chiesa della Natività di Arona in Collegiata, alla presenza dei Consoli e dei Consiglieri della Comunità nonchè degli amministratori dei Luoghi Pii del borgo.
Si sa che la peste del 1629-30 non risparmiò le due piccole comunità e che forse in tale circostanza venne decisa la costruzione dell'oratorio dedicato a San Rocco, protettore degli appestati; tuttavia le prime notizie certe sulla presenza dell'edificio risalgono al 1648. Negli stessi anni il parroco trasferì la sua abitazione (fino ad allora sul colle accanto alla chiesa e al vecchio cimitero) in paese.
Negli "ordini dati dai reggenti di Arona per preservare il paese dalla peste", emanati nel 1630, sono contenute precise disposizioni sul comportamento delle guardie poste al controllo di punti strategici come "la costa della Bolla, qual è nel confine delli boschi della Comunità di Dormello". E' previsto inoltre che "tutti li uomini delle cassine vicine alli detti posti e della terra di Dormelletto, Dormello e Mercurago abbiano da prestare ogni aiuto, favore e diligenza alle guardie...". Si prescrive infine che le ronde "due volte al giorno... montino a cavallo, quattro di loro armati come si cinviene, e vadino cavalcando dietro le strade confinanti... andandone due da Dormelletto alla Cantarana, e due altri dalla Cantarana a Dormelletto...".
Poco prima delle feste di Natale del 1666 un evento, che oggi potrebbe essere definito di cronaca nera, turbò le comunità di Arona e Dormello: Francesco Curione detto il Battacastegna, mercante aronese, tornando a cavallo da Gallarate venne assalito, derubato e assassinato "vicino alla Capellettam detta Chisolo al Dormello". Il documento che riferisce l'accaduto riveste particolare importanza proprio per il riferimento a questa piccola cappella. In essa era infatti venerata un'immagine della Beata Vergine con in braccio il Santo Bambino che venne trasferita nella chiesa della Madonna della Motta nel 1732, anno della sua edificazione. Il parroco dell'epoca, Girolamo Negri, scrisse nell'inventario dei beni di questo oratorio, che la cappelletta (definita "sotterranea" senza ulteriore precisazione e demolita in quegli anni) si trovava presso la strada che portava ad Arona, nella regione Arlasca, nome del rio che ancora oggi scorre al confine tra i due comuni.
Fino ai primi decenni dell'Ottocento, a monte della via che da Dormelletto conduce a Mercurago, erano visibili i ruderi dell'antica chiesa di San Gaudenzio, cui si è già accennato.
Di essa rimaneva, privo di tetto, il coro dentro il quale era addirittura cresciuta una pianta di noce. La tradizione orale tramandata di generazione in generazione, fa sì che gli anziani del paese a distanza di due secoli e mezzo chiamino tuttora i prati della zona col nome di "San Guenz" o "al Guenz".
Ritornando alle vicende politico-amministrative del territorio, è utile ricordare che tre documenti, rispettivamente del 1635, 1648 e 1669, confermano la separazione delle due Comunità. Ma mentre Dormello era del tutto autonoma, Dormello risultava unita alla Comunità di Mercurago.
Nel 1664, dinanzi al pretore di Arona, si discusse la causa tra la Comunità di Arona (che tre anni prima aveva sporto denuncia) e quelle di Mercurago e Dormello. Motivo del contendere era il pagamento della tassa per l'alloggio delle truppe della guarnigione spagnola di Arona, introdotta, come si è visto, nel 1558. Il pretore appellandosi ad una precedente sentenza "arbitramentale" (chiamata così perchè il conte Giulio Cesare Borromeo aveva fatto da "arbitro" nella lite) ribadì che la tassa e i debiti arretrati dovevano essere "addossati per due terzi ad Arona et un terzo a Mercurago e Dormello".
Ma la Comunità di Arona, qualche anno dopo, impugnò la sentenza, dando inizio ad un'ulteriore lite che si protrasse per diciotto anni circa (1670-1688), al termine della quale Dormello, Mercurago e numerose altre "terre" vicine vennero obbligate dal Senato di Milano a corrispondere ad Arona non solo il contributo per "l'alloggiamento dei soldati" ma anche una quota per numerose altre tasse.
Il settecento
Secondo la descrizione del Vagliano (storico e scrittore 1636-1721), durante l'assedio di Arona del 1706 da parte dell'esercito austriaco comandato dal principe Eugenio di Savoia "alcuni Capitani di Fanteria Italiana che prima custodivano la porta di Novara" (cioè quella che consentiva l'ingresso nel borgo di Arona da meridione), abbandonata la postazione, "s'incamminarono a Dormelletto".
Fu proprio in questo luogo che i disertori, unitisi "alle milizie delle Terre si accompagnarono a Borgo Tesino" (Borgo Ticino).
Circa l'amministrazione della giustizia, ancora nel 1710 "Dormelletto e la Rotta" dipendevano dal podestà e dal tribunale di Lesa, capoluogo del Vergante, ma mantennero l'autonomia come comune. La situazione non mutò neanche con il trattato di Utrecht (1713) nè con l'annessione dell'Alto Novarese al Piemonte in seguito alla pace di Aquisgrana (1748). Dallo stesso anno il lago Maggiore e il corso del Ticino costituirono il nuovo confine fra Piemonte e Lombardia.
In occasione della "Misura generale del nuovo censimento dello stato di Milano", tanto nella Mappa teresiana (così chiamata dal nome dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria) quanto nei "sommarioni" (registri che descrivono i beni per consentirne la stima ai fini fiscali) Dormelletto rimase sotto la giurisdizione di Lesa col Vergante (1722), Dormello invece sotto quella di Arona (1723). Alla metà del secolo la popolazione complessiva delle due comunità era appena superiore alle 400 unità, mentre i nuclei familiari erano circa 80.
Nel 1797 con l'abolizione dei diritti feudali cessò la signoria dei Borromeo sulle terre del Verbano e quindi anche su Dormelletto.
Nello stesso anno gli echi della propaganda repubblicana giunsero sulla sponda piemontese del lago Maggiore. Lo storico De Vit ricorda che alcuni patrioti novaresi e astigiani, rifugiatisi in Lombardia, sbarcarono con due barche la notte del 24 ottobre a Dormello, "ove diedero a scorazzare dicendosi l'antiguardia dell'esercito repubblicano".
L'ottocento e il novecento
Il periodo napoleonico
Con la nascita della Repubblica Cisalpina (1797) e poi con il Regno Italico (1805), Dormelletto unita a Dormello e Mercurago appartennero, insieme ad una quarantina circa di altre località, al Cantone I di Arona (città Capo anche di un vasto distretto che comprendeva i Cantoni di Omegna, Cannobio, Intra e Orta) e fecero parte del Dipartimento dell'Agogna.
Nello stesso anno il territorio veniva attraversato, in direzione sud-nord, dalla nuova strada del Sempione, voluta da Napoleone Bonaparte. Si trattò di un evento di particolare interesse per il comune di Dormelletto. Ancora alla metà del XVIII secolo infatti la via che collegava Dormelletto e Dormello con Arona, seguendo l'itinerario collinare, attraversava i due piccoli abitati; con la costruzione dell'importante arteria questi vennero invece saltati dalla nuova direttrice di traffico.
Negli stessi anni (1807) si iniziarono le pratiche per la costruzione del nuovo cimitero in un terreno di proprietà del seminario di San Giulio d'Orta, in località "Sassone" (cioè la stessa occupata dall'attuale cimitero); ma il trasferimento dall'antico sito posto sul lato meridionale della Parrocchiale e la realizzazione dell'opera si ebbe solo nel 1838 con ulteriori ampliamenti resisi necessari fin dalla fine del secolo.
Dal Congresso di Vienna al novecento
Dopo il Congresso di Vienna (1814) il Novarese, tornato ai Savoia, subì profonde trasformazioni.
Sotto il regno di Vittorio Emanuele I l'intero Piemonte venne infatti suddiviso in provincie e mandamenti: l'attuale territorio del comune fece parte della provincia di Pallanza e del mandamento di Arona. Fino al 1835 i Comuni di Dormello e Dormelletto erano retti da sindaci diversi (Del Caldo, nel 1824 a capo del primo e Grisone, nel 1835 a capo del secondo ma con un unico segretario, il notaio Devecchi). Qualche anno dopo (1837) l'intero territorio venne però aggregato alla provincia di Novara, seguendo le sorti di Arona. L'attività economica prevalente del paese in questi anni continuò ad essere quella agricola come peraltro confermano i dati sui prodotti vegetali nonchè sui capi di allevamento, riportati nella tabella "Rochis" (così chiamata dal nome del compliatore) del 1825.
Nel 1831 i fratelli imperatori di Arona acquistarono l'unico mulino del territorio (lo stesso dei documenti trecenteschi). Evento di particolare importanza perchè l'impianto, utilizzato dai nuovi proprietari non più solo per la trasformazione delle granaglie in farina ma anche per il taglio dei tronchi mediante seghe (la "rèsiga"), costituì il primo "insediamento industriale" del territorio. L'edificio, anche se completamente snaturato rispetto alla sua iniziale destinazione, è ancora identificabile con un immobile lungo il Sempione sfiorato dalla roggia Bienza.
Alla metà circa dell'Ottocento Dormelletto (370 abitanti) era "annesso" a Mercurago (530 abitanti) e Dormello (150 abitanti), ma di questa unione non esiste alcun riscontro ufficiale; anzi si ritiene che essa "non fu deliberata mai per volontà della sua popolazione che sempre e insistentemente vi si oppose". Sembra piuttosto che questa annessione, come ricorda Carlo Bini nel suo volume sulla storia di Dormelletto, si ebbe "per tanto consenso e comodità dei Membri delle varie amministrazioni succedutesi e del segretario, anzi dei segretari Devecchi, i quali risiedevano quasi tutti e quasi sempre ad Arona, centro molto più vicino a Mercurago, per le riunioni, che a Dormelletto", che veniva considerato una frazione.
Anche se il maggior numero di abitanti risiedeva in questi anni nel "centro storico" di Dormelletto, le cascine prevalevano nettamente a Dormello, dove se ne contavano circa una ventina rispetto alle sei del primo nucleo.
Nel 1855 il territorio venne attraversato da una prima linea ferroviaria, la Novara-Arona, cui fece seguito nel 1868 la Gallarate-Arona; i dormellettesi dovettero però attendere molti decenni prima di poter disporre delle rispettive stazioni ferroviarie.
Dopo vari cambi della sede municipale da Mercurago a Dormello (scelta perchè in posizione equidistante) e poi di nuovo a Mercurago (1888), dopo le liti e le discordie degli anni 1888-89 che portarono alla separazione dei consiglieri e alla divisione dei bilanci, i dormellettesi chiesero ufficialmente nel dicembre del 1899 l'autonomia comunale che venne concessa nel 1902 con la conseguente riunificazione territoriale e amministrativa di Dormelletto-Dormello.
Attorno al 1898 si stabilì a Dormello Federico Tesio, il quale impiantò un allevamento purosangue (la "Dormello-Olgiata") che ben presto divenne famoso in tutto il mondo grazie alle vittorie di Ribot, Nearco e Donatello, per citare solo alcuni dei prestigiosi nomi dei cavalli della scuderia.
Questa attività, dal nucleo iniziale lungo la strada del Sempione ("Villa Tesio", acquistata dall'avvocato Canelli), si espanse presto sulla collina, non solo trasformando altre antiche cascine (il "Montaccio", la "Surga", la "Motta", la "Moretta", la "Torbera", la "Rotta" e la "Cucchetta"), molte delle quali esistenti già nel Settecento, ma modificando anche il territorio circostante.
Il novecento
Nel 1906 venne completata la linea ferroviaria Santhià-Arona, che nell'ultima tratta Borgomanero-Arona interessò, ma solo come attraverssamento, il comune di Dormelletto.
Pur tralasciando l'approfondimento di alcuni avvenimenti che non rivestono importanza storica anche se importanti per conoscere lo sviluppo socio-economico del paese (l'illuminazione pubblica con luce elettrica nel 1912, la costruzione delle scuole elementari nel 1930 e quella del lavatoio pubblico in località "alle fontane", l'installazione dei primi telefoni o della Collettoria Postale, solo per citarne alcuni), non si possono concludere queste brevi note senza prestare attenzione ad alcuni episodi relativi alla fase finale della seconda guerra mondiale.
Nel mese di gennaio del 1945 i bombardamenti aerei da parte degli alleati al ponte di Sesto Calende e alla polveriera di Taino provarono la rottura dei vetri di molte abirazioni e purtroppo anche delle vetrate dell'abside della Parrocchiale; lievi danni furono lamentati pure presso le chiese della Motta e della Fontana.
Ma fu ad aprile che i dormellettesi e il loro territorio vennero coinvolti più direttamente dalle vicende belliche. Durante la Battaglia di Arona, combattutasi il giorno 14 contro tedeschi e fascisti si distinse per coraggio fra i partigiani "Pasquale", cioè Edoardo Oleggini di Dormelletto, comandante di un plotone della Brigata "Servadei".
Fra i quattordici caduti di quella tragica giornata ci fu anche un altro dormellettese, Ezio Pirali, ucciso presso la fondana di piazza San Graziano. A ricordo del suo valore e del suo sacrificio, Dormelletto gli ha dedicato la piazza (già intitolata ad Umberto I, e in precedenza chiamata "Piazza del Popolo") dove attualmente ha sede l'Ufficio Postale.
Poco meno di due settimane dopo, il 26 aprile, una colonna di soldati tedeschi, di SS e di "Brigate nere", detta colonna "Stam" dal nome del colonnello che la comandava, superata la città di Arona si diresse verso Dormelletto. In prossimità di Villa Tesio un gruppo di partigiani cercò di fermarne la marcia in direzione di Novara mettendo dei tronchi d'albero di traverso sulla strada del Sempione. Durante la trattativa per il rilascio dei prigionieri da poarte dei tedeschi, due partigiani aronesi vennero catturati e fucilati immediatamente sul posto. Una lapide in prossimità della Villa ne ricorda il sacrificio. Altri scontri e altra perdita umana si ebbero alle "Tre Strade", al confine tra Dormelletto e Castelletto Ticino dove trovò la morte un giovane partigiano. Poi finalmente la Liberazione.
Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Dormelletto - Volume 19"
Provincia di Novara 2005




